I fattori che aumentano il rischio di avere apnee nel sonno

Che russare sia fastidioso, è ormai risaputo e accertato. Quello che, purtroppo, molto spesso viene sottovalutato, è che il russamento può nascondere e aumentare il rischio cardiovascolare.
Per chi, durante il sonno, va in apnea, il pericolo di ictus sale di circa 4 volte, quello di sviluppare ipertensione cresce di due volte e mezzo e la probabilità di diventare diabetici raddoppia.

Le apnee nel sonno

La sindrome delle apnee ostruttive del sonno, chiamata più semplicemente OSAS, si differenzia dal semplice russare perché durante la notte le prime vie aeree collassano e per qualche secondo l’aria non passa (nelle persone che russano l’ostruzione al passaggio dell’aria è incompleta e non si verifica un’apnea vera e propria).
Circa l’80% dei pazienti con apnee è sovrappeso o obeso, questo perché quando si sta sdraiati il tessuto adiposo preme sulle vie aeree, comprimendole e impedendo il passaggio dell’aria.
Se i chili di troppo già di per sé accrescono il rischio di ipertensione e di eventi cardiovascolari, le apnee poi peggiorano sicuramente la situazione: lo sforzo per respirare aumenta la pressione nel circolo polmonare e sul cuore, che fatica molto per pompare di più e sopperire anche alla riduzione dell’ossigeno in circolo.
Alla fine di ogni apnea, inoltre, c’è una breve tachicardia che richiama sangue a cuore e coronarie: ma ciò che arriva è povero di ossigeno, per cui il sistema cardiovascolare si affatica.

Come capire chi rischia di più?

I fattori predisponenti per l’OSAS sono:

  • Sesso maschile
    Gli uomini presentano un numero di apnee nel sonno in una percentuale doppia o tripla rispetto alle donne (il rischio nelle donne aumenta dopo la menopausa e nell’ultimo trimestre di gravidanza).
  • Età avanzata
    Negli anziani con più di 65 anni la definizione della sindrome è molto meno distinta ma è dimostrato che il 70% degli uomini ed il 58% delle donne in questa fascia di età presentano più di 10 apnee per ora di sonno.
  • Obesità
    Questa è sicuramente una tra le cause più importanti. L’eccesso di grasso, come già precedentemente accennato, si riversa anche nei tessuti molli del collo, con un peggioramento delle condizioni dei muscoli faringei. Dormendo, ci si rilassa e ciò provoca una caduta del tono della muscolatura che, se pressata da uno strato adiposo eccessivo, può ostruire lo spazio di passaggio dell’aria, compromettendo la ventilazione.
    Una lingua ingrossata dal grasso viscerale, tonsille più gonfie del palato molle o un collo con un diametro eccessivo possono peggiorare la condizione anatomica preesistente.

Nonostante questo, è opportuno sottolineare che è tutt’altro che semplice definire “il paziente tipo”, soprattutto perché l’approccio richiesto per farlo è multidisciplinare e richiede una serie di esami specifici: a scendere in campo per diagnosticare questa malattia, infatti, possono essere diversi specialisti, purché siano tutti esperti in medicina del sonno (odontoiatri, pneumologi, neurologi, cardiologi, otorinolaringoiatri…).
Una volta posto il sospetto di OSAS, ci si dovrà sottoporre a un esame, la polisonnografia: questa permetterà di diagnosticare l’eventuale presenza di roncopatie e apnee, identificandone la frequenza e la gravità. In base alla gravità del disturbo verrà poi valutato il migliore approccio terapeutico.