Insonnia: quando rivolgersi al medico?

Il 50% per cento della popolazione mondiale ha sperimentato almeno una volta l’insonnia, il disturbo del sonno caratterizzato da una qualità del sonno scadente.

Non sempre, però, la difficoltà ad addormentarsi o a rimanere addormentati per un periodo di tempo sufficiente, può essere catalogato come insonnia o in particolare collegabile ad un disturbo del sonno.

Cerchiamo di chiarire quando si può parlare di insonnia, quando preoccuparsi e quando ricorrere a un medico.

Cos’è l’insonnia: sintomi e cause

L’insonnia è un disturbo del sonno che si presenta con sintomi quali difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni frequenti con difficoltà a prendere di nuovo sonno e risvegli molto precoci al mattino: il risultato finale è in generale una cattiva qualità del sonno, che non diventa più ristoratore.

Le persone che soffrono di insonnia, infatti, durante il giorno, subiscono gli effetti del mancato riposo notturno: stanchezza, sonnolenza diurna, problemi di concentrazione e di memoria, nervosismo e irritabilità. Tutto ciò influisce negativamente sia sulla vita privata che su quella lavorativa.

Le cause che favoriscono l’insonnia sono diverse e non sempre note, perché possono riguardare lo stile di vita, fattori genetici o anche elementi esterni.
Lo stress è uno dei principali motivi per cui non si riesce a dormire, ma la difficoltà a prendere sonno spesso è dovuta anche all’assunzione di particolari farmaci o all’abuso di alcol o di bevande contenenti caffeina.

Dormire in un ambiente rumoroso o utilizzare dispositivi elettronici come smartphone, tablet e computer fino a tardi è un altro dei motivi per cui le persone rischiano di sviluppare insonnia.

Come capire se si soffre di insonnia e quando preoccuparsi

A tutti può capitare di avere una qualità del sonno scadente in alcuni periodi. Questo non vuol dire però che si debba parlare già di insonnia, poiché potrebbero essere fenomeni sporadici e temporanei.

In linea generale, si può cominciare a parlare di insonnia se i disturbi del sonno colpiscono almeno tre giorni a settimana e si protraggono per oltre un mese.

La diagnosi non va mai fatta autonomamente né bisogna ricorrere a terapie fai da te: ogni individuo ha una fisiologia diversa e reagisce in un modo a sé, per cui se un consiglio o una cura possono essere validi per una persona, non è detto che lo siano anche per un’altra.

Insonnia: quando ricorrere al medico

Bisogna sempre ricordare che l’insonnia è un disturbo che a lungo andare può essere invalidante e va quindi affrontato con serietà e professionalità: la scelta migliore è rivolgersi sempre a un medico professionista specializzato in disturbi del sonno che, con una diagnosi ben precisa, saprà consigliare la terapia più adeguata.

Il medico, attraverso la polisonnografia, un esame diagnostico che consiste nella registrazione notturna di tutte le fasi del sonno, riesce a individuare con precisione lo stadio della patologia per poter formulare una terapia individuale adeguata.

Cosa non fare se si soffre di insonnia

La maggior parte dei problemi legati all’insonnia dipendono dallo stile di vita e dalle abitudini.
Prima di ricorrere a terapie farmacologiche, è sempre bene analizzare quali sono quei comportamenti che possono contribuire a peggiorare la qualità del sonno.

La sedentarietà è una delle cause dell’insonnia, per cui è preferibile avere una vita più attiva e dinamica, anche solo facendo qualche passeggiata o un giro in bicicletta (non fare attività fisica poco prima di andare a dormire, altrimenti si ottiene l’effetto contrario).

Il fumo è sicuramente un altro dei fattori che accentua il problema: da alcune ricerche è emerso che la dipendenza da tabacco influisce negativamente sulla qualità del riposo.

Evitare anche alcol e cibi troppo pesanti la sera può sicuramente aiutare a prendere sonno più rapidamente e a non svegliarsi continuamente durante la notte.